L'Albania, per la prima volta nella sua storia, inizia
ad affrontare il problema dei rifiuti urbani, ma lo fa in un clima di accesa
polemica. Una vera e propria guerra mediatica lanciata contro un piano di
investimento privato italiano che propone di costruire un impianto di
smaltimento (munito di termovalorizzatore) capace di smaltire tutti i rifiuti di
Tirana e Durazzo, ma che ha finito con il coinvolgere anche un progetto della
cooperazione, che con un credito d'aiuto di 6 milioni di euro si proponeva di
mettere in sicurezza l'area di Sharra, una megadiscarica a cielo aperto che
sorge alle porte della capitale. Sharra è un'autentica bomba ecologica che
secondo l'Istituto della sanità pubblica albanese produce ogni giorno gas
cancerogeni in quantità 20 volte superiori alla soglia di sicurezza, immette
nell'aria fra 10 e 20 grammi di diossina all'anno (su tutto il territorio
italiano se ne producono meno di 500) e che oggi viene usata illegalmente
persino per nascondere rifiuti tossici e industriali. Il governo italiano si era
impegnato a finanziare un progetto d'emergenza per mettere in sicurezza l' area
con un credito d'aiuto rimborsabile in 38 anni al tasso dell'uno per mille, ma
l'iniziativa e stata sorprendentemente contestata da un gruppo privato albanese.
«Questo progetto apre le porte all'ecomafia» ha affermarto Koco Kokedhima,
presidente del gruppo "2K" e proprietario di "Shekulli", il più diffuso
quotidiano del paese.
Kokhedima, che aveva perso la gara per l'appalto di una fase dei lavori di
Sharra, sostiene che nel contratto firmato con il ministero per il Territorio si
prevede l'importazione, presso la discarica, di rifiuti italiani: a nulla sono
valse le smentite delle autorità albanesi e dell'ambasciata d Italia. L'equivoco
sembra nato da un errore di traduzione dell'accordo: la frase in italiano
«materiale da riporto» è stata tradotta nella versione albanese in «materiale
importato». Ma il gruppo "2K" sostiene che in realtà quell errore apparente
servirebbe ad aprire le porte all'importazione di rifiuti in Albania. Il gruppo
sta conducendo da settimane un'accesa battaglia contro un altro contratto di
concessione sottoscritto fra le autorità albanesi e la società italiana "Albanianbeg
ambient" che fa capo al gruppo "Co.La.Ri.", proprietario fra l'altro della
discarica di Malagrotta (Roma). L'investimento da 180 milioni di euro prevede lo
smaltimento gratis per 10 anni dei rifiuti di Tirana e di Durazzo in cambio del
diritto di importare nell'impianto albanese combustibile da rifiuti (cdr)
prodotto in Italia. «L'Albania non deve diventare la discarica dell'Europa»,
hanno tuonato ong e associazioni ambientaliste, che si sono accodate alla
campagna lanciata dal giornale "Shekulli".
Il punto è che la stessa "2K" nel 2002 aveva sottoscritto un contratto con il
municipio di Tirana per costruire una discarica per l' interramento dei rifiuti,
un investimento da 20 milioni di dollari mai partito. E c’è chi sostiene che la
protesta portata avanti dal giornale punterebbe quindi a proteggere
l'investimento del suo proprietario. Proprio in questi giorni il Parlamento si
propone di risolvere il conflitto di interessi che sta esplodendo in Albania,
approvando una legge sulla stampa che vieta ai proprietari dei giornali di
partecipare ad appalti per lavori pubblici e di aggiudicarsi contratti di
concessione. Nel frattempo il ministero dell'Ambiente lancia l'allarme
inquinamento, segnalando proprio la discarica di "Sharra" come una delle cause
dell'avvelenamento dell'aria di Tirana, definito «fra sette e otto volte
superiore alla norma».
17 giugno 2004
GREENPEACE: IN ALBANIA L?ITALIA VIOLA LA NORMATIVA INTERNAZIONALE SUI RIFIUTI
Roma, 18 giugno 2004 - L?Italia, invece di risolvere il problema
della gestione dei rifiuti nel proprio territorio, vuole costruire un
inceneritore in Albania per bruciare anche il CDR (combustibile derivato dai
rifiuti), prodotto dal nostro paese. "... La gestione dei rifiuti in Italia e?
diventata un?emergenza e invece di orientare tutto il sistema verso misure
concrete di prevenzione, riciclo e riutilizzo, si tende a cambiare la
definizione dei rifiuti, a deregolamentare tutta la normativa di settore e,
infine, ad inviare i nostri rifiuti nei paesi vicini ..." afferma Vittoria
Polidori, campagna inquinamento di Greenpeace.
Secondo la legislazione internazionale (Convenzione di Basilea) e comunitaria
(Regolamento europeo 259/93) non ? consentito esportare CDR, in quanto essendo
classificato come ?rifiuto solido urbano? non pu? essere esportato n? per lo
smaltimento n? per il recupero. Il governo italiano, denuncia Greenpeace, ha
cercato di eludere il problema, cambiando la nozione di CDR (Legge 16/2002 art.
7, comma 11?) che da rifiuto urbano ? passato nella classe dei rifiuti
"speciali?. Da un punto di vista pratico, la norma ha dato la possibilit? di
smaltire questo materiale in Regioni diverse da quella di produzione, in
violazione del cosiddetto "principio di autosufficienza" che si applica ai soli
rifiuti urbani non pericolosi.
Successivamente, grazie alla nuova definizione di rifiuto (Legge 178/2002) e
alla imminente Legge Delega ambientale, in discussione al Senato, il CDR
verrebbe completamente escluso dalla normativa sui rifiuti. In questo vuoto di
definizioni e deregolamentazioni, che rischiano di alimentare ulteriormente la
criminalit? ambientale, Greenpeace chiede al governo italiano di non dare
seguito al contratto di concessione fra le autorit? albanesi e la societ?
italiana ''Albanianbeg ambient'', che fa capo al consorzio privato ''Co.La.Ri.''
(Consorzio laziale rifiuti) che si occupa tra l?altro dello smaltimento dei
rifiuti di Roma.
"... Chiediamo che non venga concessa nessuna autorizzazione per l?esportazione
di CDR verso l?Albania. Inoltre, l?Italia deve ancora ratificare il Protocollo
di Izmir della Convenzione di Barcellona, che regolamenta il trasporto
transfrontaliero dei rifiuti pericolosi nel Mediterraneo. Ci auguriamo che
questo strumento entri al pi? presto in vigore ..." spiega Polidori.
Mentre la politica italiana continua ad essere tormentata dal rilancio delle
fazioni partitiche che si contendono la futura leadership, il Governo italiano
tesse importanti relazioni soprattutto all'interno dei Balcani. Si attende
infatti per il prossimo dicembre la visita di Prodi a Tirana per discutere i
principali dettagli della cooperazione bilaterale tra Italia e Albania.
È stato proprio il premier albanese Sali Berisha, in occasione del Forum
Mondiale per l'Energia tenutosi a Roma lo scorso 12 novembre, a ricordare che
l'Italia è un importante partner nel settore energetico, avendo già da tempo
concluso accordi per l'esportazione di energia e l'importazione di tecnologia
italiana. Enel che dovrebbe costruire sulle coste albanesi una grande centrale
elettrica a carbone, mentre Terna sta elaborando un progetto volto a collegare
il sistema elettrico italiano a quello albanese attraverso il cavo sottomarino
dell'Adriatico, infine la Camuzzi S.p.a. ha già preso contatti con il Governo
albanese per la costruzione del primo impianto nucleare in Albania. Al momento
le società italiane stanno curando due importanti progetti, rimasti all'oscuro
dei media europei nonostante il loro grande impatto mediatico sulla popolazione
albanese, nonché sull'economia dell'Italia. Stiamo parlando del progetto della
Petrolifera, nel porto di Valona, volto a costruire un complesso di depositi di
stoccaggio per il petrolio e un terminal per le petrolifere che attraversano
l'Adriatico, e della discarica di Tirana, in località Sharra, ad opera di una
Associazione Temporanea di Imprese (ATI), che sarà poi connessa ad un
termovalorizzatore destinato a ricevere rifiuti dall'Italia.
Entrambi, come si può notare, vedono come protagoniste delle società italiane, e
hanno come scopo quello di mettere in collegamento l'Italia e l'Albania, sia per
il trasporto delle fonti energetiche, sia per la produzione di energia destinata
all'esportazione. Inoltre, i progetti che al momento sono giunti nella loro fase
di realizzazione, con il patrocinio del Governo di Prodi, sono stati ideati e
programmati dalla squadra di Governo di Berlusconi, proprio com'è accaduto con
gli accordi bilaterali conclusi con il Presidente Vladimir Putin. È evidente che
l'apparente contrasto dei due leader italiani, non sono che la faccia della
stessa medaglia, portando avanti gli interessi delle società italiane
all'estero, camuffati da "politica estera" o "relazioni bilaterali" per la
cooperazione degli Stati, calpestando così i diritti della popolazione locale. I
cittadini albanesi, che da mesi subiscono il continuo sabotaggio del sistema
energetico, viene costretto dal Governo di Berisha ad accettare le scelte delle
lobbies occidentali, che sbarcano in Albania come dei veri conquistatori. Spiace
ammetterlo, ma l'Italia sta assumendo in questa terra un ruolo che non gli
appartiene, ossia quello del colonizzatore, che esporta "immondizia e rifiuti
nucleari" per ottenere in cambio energia elettrica pulita, trasportata
attraverso il canale sottomarino previsto nella realizzazione del Corridoio VIII.
Dopo aver respinto la proposta di indire un referendum popolare per il progetto
della Petrolifera, gli studenti di Valona insorgono e, in occasione della
riunione di discussione con popolazione, trattano "a pesci in faccia" i
rappresentanti della società italo-romena.
Il mese scorso la Commissione Centrale per le elezioni (KQZ) ha respinto, con 5
voti pro e 3 voti contro, la richiesta presentata al Consiglio Comunale di
Valona di svolgere un referendum popolare in relazione alla costruzione del
complesso dei depositi di petrolio e del terminale delle navi petrolifere,
progettato dall'azienda italo-romena “La Petrolifera”. La Commissione ha
motivato la sua decisione affermando che "non esiste alcuna legittima
motivazione che possa giustificare tale richiesta". Il problema della
Petrolifera è emerso nella giornata di ieri, durante l'incontro tra i
rappresentanti della Petrolifera e gli studenti di Valona, a cui è seguito un
"increscioso incidente". Gli studenti dell' Università di Ismail Qemali si
recano alla riunione portando con sé dei cartelloni che recitano "NO alla
Petrolifera", e, durante il discorso del rappresentante della Petrolifera
Gazmend Shalsi, hanno iniziato a lanciare uova e petrolio mostrando tutto il
loro sdegno contro l'incursione della società italo-romena nel porto di Valona.
Gli studenti hanno continuato a ripetere: "Uscite fuori, Valona è nostra, non
vogliamo più incontri e nessuno può convincerci che Valona non è nostra", dato
che "si è visto a cosa hanno portato questi incontri sino ad oggi". Tra le urla
e proteste, uno degli studenti versa un contenitore con pesci morti e petrolio
per versarlo sul viso di Gazmend Shalsi che nel frattempo sta spiegando in
progetto da implementare. La situazione è oltremodo peggiorata quando, dopo che
uno degli studenti ha versato del petrolio sul viso del rappresentante della
Petrolifera, questi si è alzato nel tentativo di colpirlo. L'emergenza è poi
rientrata quando Gazmed Shalsi ha lasciato la sala.
Manifestazione a Valona contro la Petrolifera
In maniera parallela e contemporanea, si è svolta a Sharra, nei pressi di
Tirana, l'inaugurazione dei lavori per la costruzione dell'Impianto per lo
stoccaggio di rifiuti urbani, nel piano del progetto di realizzazione di un
termovalorizzatore, destinato a produrre energia elettrica. Tra le autorità
presenti, il Ministro dei Lavori Pubblici, dei Trasporti e delle
Telecomunicazioni Sokol Olldashi, il Ministro dell’Ambiente, Foreste e
Regolamentazione del Territorio Lufter Xhuveli, l’Ambasciatore d’Italia in
Albania, Saba d’Elia, Edi Shalsi in rappresentanza della Municipalità di Tirana,
Flavio Lovisolo in rappresentanza dell’Ufficio per la Cooperazione Italiana allo
Sviluppo. La messa in opera del progetto di "gestione dei rifiuti urbani di
Tirana” mira a ridurre il rischio per la salute e l`ambiente, derivante da
un'amministrazione inadeguata del sistema di accumulazione e smaltimento dei
rifiuti solidi urbani, e così migliorare la qualità di vita della popolazione.
Tuttavia, rappresenta anche una delle prime misure volte a consentire al
territorio albanese di ricevere la raccolta di ingenti quantità di rifiuti
proveniente dall'Europa - e in particolar modo dall'Italia - che saranno poi
bruciati all'interno di un termovalorizzatore.
Non stupiamoci dunque delle recenti scelte del Governo italiano volto a
ravvicinare sempre più l'Italia all'Albania, su un doppio filo di cooperazione e
sfruttamento reciproco, ai danni tuttavia della popolazione locale. Il
filo-atlantico Berisha vuole fare dell'Albania una superpotenza energetica,
tempestando le coste dell'Albania con centrali termoelettriche e nucleari, con
impianti di stoccaggio di gas e petrolio, e costruendo rigassificatori e
gasdotti, nell'illusione di entrare così nelle grazie della Comunità Europea e
delle Nazioni Unite. Allo stesso tempo l'Italia ha bisogno della terra albanese
per stabilire le basi logistiche delle proprie società, che avranno in Durazzo e
in Valona dei trampolini di lancio verso i traffici di merci ed energia
all'interno del Mediterraneo. Tali progetti, rappresentano ovviamente il
risultato di una complessa politica diplomatica, che ha avuto inizio con il
Governo di Berlusconi nel 2001 - una volta che la guerra balcanica fosse
archiviata e gli antichi odi messi da parte - che ha stretto forti amicizie con
Fatos Nano, che ha curato l'evolversi della situazione in tutti i suoi aspetti.
È chiaro dunque che l'eterno contrasto tra centro-destra e centro-sinistra è
solo una messinscena per alimentare la propaganda politica e nascondere la dura
realtà che entrambi viaggiano sottobraccio, per concludere nei consigli di
amministrazione delle multinazionali i loro successi personali, nel nome
dell'interesse nazionale.
«Gli albanesi non vogliono i rifiuti degli italiani»
A Tirana è rivolta per un termovalorizzatore: «Il 40% dell'immondizia arriverà da voi»
Nel più assoluto silenzio stampa, da tre settimane il governo italiano sta lavorando per esportare un po' di rifiuti in territorio albanese. E' noto che in Campania non si sa dove mettere i rifiuti e la Lombardia - dopo le proteste della Lega - non è più disposta a trattarne.
In Calabria non si trova un sito per il "termovalorizzatore", dopo che la gente della piana di Gioia Tauro è scesa in piazza - con decine di sindaci e rappresentanti delle associazioni ambientaliste - per impedire il raddoppio di quello di Rosarno. Ed ancora: a Pettogallico, alla periferia di Reggio Calabria , da tre mesi va avanti un braccio di ferro (con relativo blocco dei cantieri ed intervento della polizia) tra la Giunta regionale calabrese e migliaia di cittadini, che non ne vogliono sapere della scelta di localizzare la discarica della città, sulle sponde di un torrente che accoglie uno degli agrumeti più belli della provincia .
Si sono aperte decine di vertenze in tutto il sud, governo e giunte regionali non sanno più cosa fare. Così, nel silenzio, qualcuno ha pensato a trovare una soluzione . Se non riusciamo a trovare in casa chi si vuole prendere i nostri rifiuti proviamoci con i vicini. A partire dai più deboli (o presunti tali).
Alla fine di maggio viene siglato un accordo tra la cooperazione italiana
ed il governo albanese per l'implementazione di due iniziative. Il primo
intervento riguarda un dono del governo italiano di 400.000 euro per il
miglioramento/ampliamento della discarica di Sharra (vicino a Tirana). Si tratta
di un vecchio sito , che già nel periodo di Enver Hoxha era destinato a
discarica per la capitale. Ma dalla caduta del regime ad oggi, Tirana ha
triplicato la sua popolazione e ,soprattutto, si sono moltiplicati i consumi e
le merci usa e getta , e la vecchia discarica non ce la fa più.
Non solo: i rifiuti, di qualunque genere, vengono buttati in discarica senza
tener conto delle infiltrazioni delle falde acquifere e dei danni conseguenti.
Con questo nuovo progetto , almeno sulla carta, si dovrebbero rendere
impermeabili i terreni e ridurre i danni ambientali. Ma quanto verrebbe ampliata
la discarica e per quali rifiuti (qualità e provenienza) non è dato sapere.
Il secondo intervento riguarda Kashar, un'area a nord di Durazzo, dove è prevista la costruzione di un termovalorizzatore della portata di 1000 ton al giorno, pari a circa 350.000 ton/anno, il più grande impianto mai costruito finora dalle imprese italiane. L'investimento di 6 milioni di euro viene effettuato con un prestito a tasso agevolato da parte dell'Italia. Beneficiaria un'impresa italiana che, per l'occasione, ha costituito a Tirana la sede sociale di un'impresa che si chiama Albaniabeg Ambient.
Approfondendo i termini dell'accordo si scopre che i rifiuti che il termovalorizzatore di Kashar utilizzerà provengono per il 40% dall'Italia , e l'accordo dura per 25 anni. La cosa più interessante, quasi geniale, è che questi "rifiuti" saranno importati dall'Italia come "materie prime per combustione" , evitando sia le tasse doganali che vengono pagate in questi casi dal paese esportatore, sia l'allarme della pubblica opinione.
Tutto sembrava ben regolato e nessuno si aspettava le vibrate reazioni che hanno scosso l'Albania in questi ultimi giorni. Diversi intellettuali, tecnici ed opinionisti sono intervenuti sulla stampa albanese ponendo pesanti interrogativi su tutta la vicenda. Le associazioni ambientaliste sono scese in piazza insieme a semplici cittadini allarmati dalle notizie apprese e preoccupati per la vicinanza dei siti a centri abitati. In particolare, l'area scelta per il termovalorizzatore a nord di Durazzo è una delle poche aree a vocazione turistica che non sia stata devastata dalla speculazione edilizia di questi anni.
I contadini del luogo sono scesi nelle strade a protestare insieme agli operatori turistici. Ma è stato soprattutto il quotidiano Shekulli, uno dei più importanti giornali albanesi, che ha attaccato questo accordo in modo pesante e diretto , rompendo una tradizionale alleanza con il governo socialista retto da Fatos Nano. Secondo alcune indiscrezioni il proprietario di Shekulli è uno dei maggiori imprenditori albanesi che è interessato al business dei rifiuti ed il monopolio di un'impresa italiana sull'operazione non è stata molto gradita. Le accuse mosse da Shekulli sembrano sospette , ma sicuramente un tecnico stimato come il Prof. Sazan Guri ed altri intellettuali che sono intervenuti sulla questione non hanno interessi individuali da difendere.
Il professor Guri, dell'Università di Tirana, si domanda come mai si costruisce un impianto per bruciare il doppio di quello che l'Albania ha bisogno ed allo stesso tempo si va ad un drastico ampliamento della discarica di Sharra. Dove sta il trucco? Perché non costruire un piccolo impianto commisurato ai bisogni del paese ? si domanda uno dei responsabili del PPNA, la più importante associazione ambientalista albanese .
Di fronte a queste critiche ed attacchi all'accordo tra governo albanese e cooperazione italiana, scende in campo il nostro ambasciatore Jannucci. Con un lungo comunicato stampa il diplomatico attacca pesantemente la stampa albanese - ed in particolare Shekulli- ed esterna il suo pensiero "unico" in forma mirabile . "Per entrare in Europa - scrive l'ambasciatore- non basta non aver più bisogno dei visti , significa accettare la libera concorrenza e lo standard del pensiero europeo. Se gli albanesi vogliono entrare in Europa devono pensare come gli europei ." E dopo aver attaccato duramente i giornalisti albanesi, l'ambasciatore prosegue : "Tutto questo non fa che influenzare negativamente i negoziati per l'integrazione nella UE , perché con questi atteggiamenti si da ragione a chi pensa che l'Albania non è ancora pronta e matura per entrare nella grande famiglia europea".
Infine, il nostro propone come rimedio di organizzare una pubblicità/progresso ( come si fa nei paesi civili) e suggerisce lo slogan: "Chi disinforma tiene anche te lontano dall'Europa. Digli di non farlo! "
Assolutamente fantastico. Per adesso ci accontentiamo di registrare la poco diplomatica risposta di uno dei protagonisti della tenzone. Al vibrante, e carico di minacce, comunicato dell'ambasciatore ha risposto subito, con una conferenza stampa, il proprietario di Shekulli con una rozzo e plateale : "ma vafanc... a te ed a tutti i milioni di euro che ci avete promesso!". E sempre a proposito di parolacce, ieri c'è stata una manifestazione a Tirana. Inequivocabile lo slogan: "Non vogliamo la m... degli italiani".
Tonino Perna
(da www.repubblica.it)
01/07/2004 - Rama: mos ngaterroni Sharren me
Kasharin
Burimi: Oli Xhilaga, Gazeta “Koha Jone”
Ceshtja e mbeturinave te Sharres, me se fundi, do te marre zgjidhje. Kjo do te arrihet nepermjet kredise prej 6 milione eurosh te akorduar nga qeveria italiane. Komisioni i Ekonomise e miratoi kete kredi ne mbledhjen qe zhvilloi dje. Gjate diskutimit lidhur me kete ceshtje anetaret e ketij komisioni kerkuan qe te sqarohet nese ne kete rast kemi te bejme me nje importim te plehrave nga jashte apo dhe nga brenda vendit. Duke qene se ne kete mbledhje ishte i pranishem dhe zv/ministri i Turizmit Arben Demeti, ai argumentoi lidhur me kete financim te qeverise italiane. Sipas tij, ne kete marreveshje nuk behet fjale per asnje lloj importimi, dhe ky pretendim i tejperfolur eshte bere per shkak te nje perkthimi jokorrekt. "Ne kete proces kemi te bejme thjesht me nje dhê dhe me materiale te marra diku ne terrenin afer, kjo sipas teknologjise qe do te perdoret per te mbuluar gropat ku do te jene mbetjet urbane, mbi te cilat pastaj do te behet dhe rehabilitimi i plote i tyre. Ketu eshte nje gabim i thjeshte ne perkthim, pra ajo fjale material i importuar mund te perdoret me dhê te marre aty apo ne nje vend tjeter ose thjesht mbuluar me dhê", u shpreh Demeti duke sqaruar keshtu polemikat e lindura kohet e fundit ne shtyp, te cilat benin fjale per plehra te importuara nga jashte. Ky financim, sipas arsyetimit qeveritar, ka te beje vetem me rehabilitimin e mbetjeve urbane te Tiranes ne Sharre. Sa i takon ketij procesi jane akorduar 6 milione euro. Kryebashkiaku Rama, i cili ishte dje ne komisionin e Ekonomise, e ka mbeshtetur kete marreveshje. "Do te doja qe ne fillim t'i ftoja gazetaret te jene te vemendshem, ne menyre qe te mos ngaterrojne dy gjera krejt te ndryshme, sepse per fat te keq ne nje debat publik te hapur per ceshtjen e nje projekti tjeter, i cili nuk ka te beje aspak me projektin e perpunimit te mbetjeve urbane te Tiranes ne Sharre, por ka te beje me nje propozim te nje grupi privat ne Kashar, eshte shume e rendesishme qe keto dy gjera te mos konfondohen", theksoi Rama duke rikonfirmuar dhe nje here se ne kete rast behet fjale per nje marreveshje mes bashkise se Tiranes dhe "Cooperazionin italian". Projekti kompleks, sipas Rames, nenkupton rehabilitimin e fushes se Sharres, por njekohesisht edhe fuqizimin e sistemimit te grumbullimit te mbeturinave ne Tirane. Nderkohe qe lidhur me gabimin ne perkthim te k`saj marreveshje, Rama e cilesoi si nje gafe. "Per mua ai eshte nje gabim ne perkthim qe perben nje gafe sepse i ka shkaktuar marredhenieve me "Cooperazionin Italian" nje debat te panevojshem publik dhe per kete gafe une mendoj qe duhet te mbahet pergjegjesi, dhe minimalisht duhej kerkuar nje falje publike", theksoi Rama gjate fjales se tij ne komisionin e Ekonomise. Pas diskutimeve lidhur me kete marreveshje, kryetari i komisionit, Ylli Bufi ritheksoi dhe njehere se eshte mese e nevojshme komfirmimi i gabimit te sipermendur. Ne kete menyre komisioni vendosi qe kjo marreveshje do te kaloje per miratim ne Kuvend, pasi te konfirmohet zyrtarisht gabimi nga Ministria e Drejtesise dhe nga ambasada italiane.
16/06/2004 - Italia do nderprese projektin e
Sharres
Burimi: Gazeta “Korrieri”
Ambasada Italiane ne Tirane, nepermjet nje komunikate shtypi, ka deklaruar
dje se "per shkak te deklarimeve false dhe shpifjeve qe demtojne rende
dinjitetin e cdo qytetari italian... po punon per hapjen e procedurave per te
nderprere realizimin e projektit te qendres se Sharres, duke hequr dore nga
financimi i 6 milione eurove". Megjithese nuk permendet me emer, burimet tona
prane kesaj ambasade thane se komunikata i referohej nje shkrimi te botuar dje
ne gazeten "Shekulli" me titull: Import plehrash edhe ne Sharre? Ne fakt vete
gazeta ka vendosur ne fund te titullit nje pikepyetje, duke hedhur ne kete
menyre thjeshte dyshimet e saj, pa u shprehur ne menyre taksative, por qe duket
se kjo eshte marre si e vertete nga Ambasada, sipas te ciles behet fjale per dy
paketa financimi. E para ne nje vlere prej 400 mije eurosh "te dhuruara nga
taksapaguesit italiane per financimin e punimeve". Sipas komunikates, "shoqeria
shqiptare e drejtuar nga vete pronari i gazetes qe ka publikuar artikujt ka
mundur te marre pjese rregullisht- duke humbur tenderin- per nderhyrje urgjente
ne zonen e Sharres e fituar nga nje tjeter Shoqeri shqiptare. Nese shoqeria e
pronarit te gazetes ne fjale nuk e ka fituar garen, kjo ka ndodhur per aresye qe
kane te bejne me oferten, me kushtet me pak te pershtatshme ne krahasim me ato
te konkurruesit tjeter".
Ndersa pjesa e dyte perbehet nga 6 milione euro qe sipas "Shekulli" do te
sherbeje per realizimin e nderhyrjes kryesore, pra sistemimin e pikes se
shkarkimit te Sharres". Sipas ambasades ky fond eshte nje kredi e bute me nje
interes 1/1000, qe do te rimbursohet nga qeveria shqiptare brenda plot 38 vitesh,
pasi ligji italian parashikon- per te gjitha vendet e botes- qe punimet t’i
besohen vetem shoqerive italiane.
Behet fjale pra per nje marreveshje te miratuar nga qeveria shqiptare me titull
"Per menaxhimin e mbetjeve te ngurta te Tiranes", per te cilen gazeta sqaron se
kjo do te behet nepermjet "kompaktesimit te vazhdueshem te mbetjeve dhe mbushje
e njesive (qelizave) me material te importuar". Por, me sa duket ketu ka ndodhur
edhe dyshimi. Ambasada pretendon se ne perkthimin ne shqip te Konventes
Financiare qe i bashkangjitet kesaj marreveshje, shprehja ne nenin 39 "materialo
di riporto" (dmth dhe zall) eshte perkthyer gabimisht nga pala shqiptare
"materiale te importuara". Por sipas perfaqesise diplomatike, duke iu referuar
fjalorit italisht-shqip kjo shprehje perkthehet fjale per fjale "materiale nga
germimi i tokes: dhè, zall, zhavorr". Sipas po kesaj Konvente Financiare
parashikohet se ne rast dyshimi mbi interpretimin e dy teksteve, merret ne
konsiderate teksti ne gjuhen italiane. Me ane te ketij shpjegimi Ambasada
Italiane konkludon se ne kete menyre "perjashtohet perfundimisht mundesia qe ne
Sharre te importohen plehra; per me teper, dimensionet e kufizuara te qendres se
grumbullimit te plehrave ne sharre nuk do ta mundesonin kete gje". Ne perfundim
te sqarimeve teknike, Ambasada deklaron se ka vendosur te punoje per hapjen e
procedurave, duke hequr dore nga financimi 6 milione euro" i ketij projekti.
DISCARICA DI SHARRA, INAUGURATI
I CANTIERI DI LAVORO
16 Novembre 2007 Venerdì 16 novembre, alle ore 11.00,
presso il piazzale d’ingresso alla discarica di Sharra, si e' tenuta la
cerimonia di apertura del cantiere di lavoro per la riabilitazione del sito,
adibito alla raccolta ed allo smaltimento dei rifiuti solidi di Tirana.
Si tratta di un intervento realizzato con il sostegno della Cooperazione
italiana allo Sviluppo, (tramite un credito d’aiuto in favore del Governo
albanese del valore di 6 milioni di Euro) e principalmente volto a ridurre i
rischi ambientali e sanitari derivanti da una gestione inadeguata del sistema di
raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
A tagliare il nastro inaugurale sono stati l’Ambasciatore d’Italia in Albania,
Saba d’Elia ed il Ministro dei Lavori Pubblici, dei Trasporti e delle
Telecomunicazioni Sokol Olldashi. Hanno partecipato alla cerimonia anche il
Ministro dell’Ambiente, Foreste e Regolamentazione del Territorio Lufter Xhuveli
ed una rappresentanza della Municipalità di Tirana.
Questo programma per la ‘Gestione dei Rifiuti Solidi di Tirana’ conferma il
forte impegno dell’Italia a continuare ad affiancare le autorità albanesi nella
definizione e messa a punto di un sistema di gestione sostenibile di un settore
così complesso, delicato e centrale nel percorso di integrazione europea del
Paese. L’iniziativa, infatti, costituisce un primo intervento-pilota per la
razionalizzazione e modernizzazione del sistema di smaltimento dei rifiuti
solidi urbani in Albania e rappresenta un esempio positivo di recepimento degli
standard comunitari in materia.
Il valore di tale intervento, inoltre, aumenta quando si considera che l’area
oggetto della riabilitazione versa oggi in condizioni di forte criticità
igienico-sanitaria ed è caratterizzata da parametri ambientali che rischiano di
eccedere i limiti considerati ammissibili da istituzioni internazionali quali
l’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Si tratta pertanto di un programma ambizioso ed importante, che vede unite in
una proficua collaborazione tutte le parti coinvolte: autorità albanesi ed
italiane, municipalità di Tirana ed imprese responsabili dell’esecuzione
dell’intervento (A.T.I. Gesteco Spa, impresa capogruppo).
L’iniziativa giunge a seguito ed a completamento di un precedente intervento,
condotto nel 2004 sempre con fondi italiani (400.000,00 Euro), volto al
ripristino dell’accessibilità alla stessa discarica di Sharra ed alla
compattazione dei rifiuti sino ad allora accumulati.
L’attuale credito italiano copre i costi di progettazione e direzione dei
lavori, di realizzazione di opere infrastrutturali per il risanamento della
discarica e la fornitura dei macchinari e delle attrezzature necessari a
migliorare la raccolta ed il conferimento dei rifiuti nella discarica. Nel
dettaglio, verranno costruiti un sistema di impermeabilizzazione per la raccolta
dei rifiuti, un sistema di drenaggio per il percolato, un sistema di 4.2 km di
strade per facilitare le movimentazioni ed un impianto di depurazione dei
liquidi reflui. Il progetto include anche la costruzione di nuovi spazi e
strutture per l’azienda incaricata della gestione della discarica e la fornitura
di attrezzature e macchinari per migliorare i criteri di raccolta e smaltimento
dei rifiuti.
Un’altra importante componente dell’intervento riguarda la fornitura di
assistenza tecnica e di formazione manageriale per le autorità centrali e locali
responsabili della gestione dei Rifiuti Solidi Urbani, per garantirne maggiori
efficienza e sostenibilità. Tra le attività previste nell’ambito di tale ultima
componente, si sottolineano inoltre l’organizzazione di una campagna nazionale
di sensibilizzazione della popolazione e la fornitura di supporto legislativo
nella definizione di un nuovo e moderno quadro normativo per la gestione
integrata dei rifiuti solidi urbani, in favore di tutti gli organismi albanesi
competenti.
Si prevede che i lavori di riabilitazione della discarica di Sharra
proseguiranno per un periodo di due anni circa ed avranno fine, indicativamente,
nell’inverno 2009.
20.11.2007 - Inaugurato il progetto di gestione dei rifiuti urbani di Tirana
Venerdì 16 novembre è stato inaugurato a Sharra, nella provincia di Tirana, la costruzione di un impianto di stoccaggio di rifiuti urbani. Il progetto è stato finanziato dal governo italiano con la concessione di un credito e la cooperazione da parte di società italiane, per un valore complessivo di 4,6 milioni di euro. Tra i presenti all'inaugurazione vi era l`ambasciatore italiano in Albania Saba D`Elia, il Ministro dei Trasporti albanese Sokol Olldashi, il Ministro dell' Ambiente albanese Lufter Xhuveli.
Si è svolta a Sharra, nei pressi di Tirana, l'inaugurazione dei lavori per la costruzione dell'Impianto per lo stoccaggio di rifiuti urbani, nel piano del progetto di realizzazione di un termovalorizzatore, destinato a produrre energia elettrica. Tra le autorità presenti, il Ministro dei Lavori Pubblici, dei Trasporti e delle Telecomunicazioni Sokol Olldashi, il Ministro dell’Ambiente, Foreste e Regolamentazione del Territorio Lufter Xhuveli, l’Ambasciatore d’Italia in Albania, Saba d’Elia, un rappresentante della Municipalità di Tirana Edi Shalsi , e Flavio Lovisolo, in rappresentanza dell’Ufficio per la Cooperazione Italiana allo Sviluppo. Il progetto viene coordinato dall'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) comprendente Brunelli Costruzioni sas (Nocera Umbra), Gesteco spa (Povoletto - UD), Cornacchini srl (Foligno) e IAL Friuli Venezia Giulia. Il centro di Sharra si appresta a divenire uno degli investimenti più importanti non solo per l'economia albanese, ma anche ai fini della cooperazione italo-albanese, potendo contare sul sostegno della Cooperazione italiana allo Sviluppo, tramite un credito in favore del Governo albanese del valore di 6 milioni di Euro, nel quadro degli accordi bilaterali stabiliti dalle due parti.
Il progetto, di un valore totale di 4.600.000 Euro - da ripartirsi in 3.2 milioni di euro per i lavori di costruzione dell'impianto di stoccaggio, e di un milione di euro per l'attrezzamento dei macchinari e 292.300 Euro per l'assistenza tecnica - ha come obiettivo quello di mettere in sicurezza il centro di raccolta dei rifiuti per subire un primo trattamento prima di essere destinato al termovalorizzatore. Verrà infatti costruito un sistema di impermeabilizzazione per la raccolta dei rifiuti, di drenaggio per catturare le acque inquinate, di oltre 7 chilometri, oltre alla costruzione di strade interne ed esterne per facilitare la comunicazione per un totale di circa 4.2 chilometri, di un sistema di otto pozzi per la cattura dei gas di emissione prodotti dai rifiuti, di un bacino di raccolta delle acque reflue e un sistema di pompaggio. All'interno del progetto e` stato previsto anche la costruzione di nuovi edifici per l`impresa che amministra l'impianto, di circa 5.000 metri quadri, e di un sistema di monitoraggio del campo che garantisca la sorveglianza 24 ore su 24.
La messa in opera del progetto di "gestione dei rifiuti urbani di Tirana” mira a ridurre il rischio per la salute e l`ambiente, derivante da un'amministrazione inadeguata del sistema di accumulazione e annientamento dei rifiuti solidi urbani, e così migliorare la qualità di vita della popolazione. Rappresenta questo, infatti, uno dei primi centri di stoccaggio di rifiuti che verrà realizzato seguendo le prescrizioni dettate per il controllo sanitario. Entro i primi sette mesi dalla data di inizio dei lavori, verrà completata la prima parte dello stabilimento, in modo tale che entro l'Aprile del 2008 i residui urbani della città di Tirana cominceranno a confluire nel centro di Sharra, che riceverà rifiuti sino ai prossimi 6 anni. Il Ministro Olldashi, ringraziando le autorità italiane intervenute nel progetto ha dichiarato che quello di Sharre è "il primo di una serie di altri interventi, per una corretta gestione dei rifiuti, che interesseranno altre città albanesi”. Allo stesso modo, il Ministro Xhuveli afferma che l'amministrazione albanese è pienamente "cosciente dei problemi ambientali che interessano il territorio Albanese, e per tale motivo vi saranno ulteriori “landfield” " per permettere una raccolta dei rifiuti rispettosa dell’ambiente”.Infatti, l'anno prossimo sarà dato il via libera anche alla costruzione di un centro di stoccaggio per i rifiuti solidi urbani delle regioni di Scutari e di Lezha, mediante un finanziamento previsto dal budget dello stato di 520 milioni di lek, a cui si aggiunge una cooperazione estera per un impianto nei pressi della regione di Korca e di Valona. Attualmente in queste regioni si brucia la maggior parte degli rifiuti urbani industriali e ospedalieri della città di Tirana, dove, secondo i datti disponibili, si accumulano fino a 900 tonnellate al giorno, quantità che risulta essere aumentata di circa 8 volte dall'inizio degli anni `90 e fino a due volte nel 1997.
Alketa Alibali
Atto n. 4-06944
Pubblicato il 29 giugno 2004
Seduta n. 621
MARTONE. - Ai Ministri degli affari esteri e dell'ambiente e per la tutela del
territorio. -
Premesso che:
alla fine di maggio del 2004 è stato siglato un accordo di cooperazione tra l'Italia e il governo albanese per l'implementazione di due iniziative;
il primo intervento riguarda un dono del Governo italiano pari a 400.000 euro per il miglioramento e l'ampliamento della discarica di Sharra, nei pressi di Tirana. Si tratta di un vecchio sito, che già sotto il governo di Enver Hoxha era destinato a discarica per la capitale, ma, dalla caduta del regime ad oggi, Tirana ha triplicato la sua popolazione e, conseguentemente, la produzione di rifiuti;
il secondo intervento riguarda Kashar, un'area a Nord della città di Durazzo, dove è prevista la costruzione di un termovalorizzatore della portata di 1000 tonnellate al giorno, per un investimento di 6 milioni di euro, effettuato con un prestito a tasso agevolato da parte dell'Italia ;
beneficiaria di tale agevolazione risulta essere un'azienda italiana che, per l'occasione, ha costituito l'Albaniabeg Ambient con sede a Tirana. I termini dell'accordo, che ha una durata di 25 anni, prevedono che i rifiuti impiegati dal termovalorizzatore di Kashar provengano per il 40% dall'Italia sotto forma di CDR (combustibile derivato da rifiuti);
secondo la legislazione internazionale e comunitaria (Convenzione di Basilea e regolamento europeo n. 259/93) il CDR, in quanto classificato come “rifiuto solido urbano”, non potrebbe essere esportato né per lo smaltimento né per il recupero;
la legge n. 16/2002 ha tuttavia riclassificato il CDR come "rifiuto speciale", consentendone lo smaltimento in regioni diverse da quella di produzione, in violazione del cosiddetto "principio di autosufficienza" che si applica ai soli rifiuti urbani non pericolosi;
la gestione dei rifiuti in Italia si sta caratterizzando per la tendenza a deregolamentare la normativa di settore e ad inviare i rifiuti prodotti sul territorio nazionale nei paesi vicini, come ha denunciato anche l'associazione ambientalista Greenpeace nella sua campagna contro l'inquinamento;
diversi intellettuali, tecnici e opinionisti albanesi sono intervenuti ponendo pesanti interrogativi sulla vicenda dell'importazione di rifiuti dall'Italia e le associazioni ambientaliste locali sono scese in piazza insieme a semplici cittadini allarmati dalle notizie apprese e preoccupati per la vicinanza dei siti a centri abitati;
in particolare, l'area scelta per il termovalorizzatore a Nord di Durazzo risulta essere una delle poche zone albanesi a vocazione turistica che non sia stata devastata dalla speculazione edilizia di questi ultimi anni;
secondo quanto riportato dal quotidiano "Il Manifesto" del 17 giugno 2004 di fronte a queste critiche l'ambasciatore italiano in Albania, Jannucci, avrebbe attaccato la stampa albanese dichiarando: “Per entrare in Europa non basta non aver più bisogno dei visti, significa accettare la libera concorrenza e lo standard del pensiero europeo. Se gli albanesi vogliono entrare in Europa devono pensare come gli europei”. Ed inoltre: “Tutto questo non fa che influenzare negativamente i negoziati per l'integrazione nella UE, perché con questi atteggiamenti si dà ragione a chi pensa che l'Albania non è ancora pronta e matura per entrare nella grande famiglia europea”;
infine, sempre secondo "Il Manifesto", il nostro ambasciatore avrebbe proposto, come rimedio alla disinformazione giornalistica ed alla rabbia delle associazioni ambientaliste e della cittadinanza, di organizzare una "pubblicità progresso", suggerendone anche lo slogan: “Chi disinforma tiene anche te lontano dall'Europa. Digli di non farlo!” ;
l’Italia deve ancora ratificare il Protocollo di Izmir della Convenzione di Barcellona, che regolamenta il trasporto transfrontaliero dei rifiuti pericolosi nel Mediterraneo, ed a tale proposito lo scrivente ha depositato ad inizio legislatura un disegno di legge,
si chiede di sapere:
se risulti al Governo che l'ambasciatore italiano in Albania sia effettivamente intervenuto sul merito della vicenda pronunciando le accuse alla stampa locale riportate dal “Manifesto” e, in caso affermativo, se abbia reso tali dichiarazioni di propria iniziativa o nel rispetto di indirizzi del Ministero degli affari esteri, e quindi se il Governo condivida le affermazioni ed i punti di vista espressi dall'ambasciatore nei termini riportati;
se non si ritenga opportuno, in presenza di un quadro normativo contraddittorio ed insufficiente che rischia di alimentare ulteriormente le ecomafie, non dare seguito al contratto di concessione fra le autorità albanesi e la società italiana ''Albanianbeg ambient'', facente capo al consorzio privato ''Co.La.Ri.'' (Consorzio laziale rifiuti), che si occupa tra l’altro dello smaltimento dei rifiuti di Roma;
se non si ritenga necessario bloccare l'esportazione di CDR dall'Italia verso l'Albania, come richiesto dalle associazioni e dall'opinione pubblica locale;
quali informazioni, ai fini della concessione delle agevolazioni finanziarie, abbiano assunto le autorità italiane in relazione al progetto del termovalorizzatore di Durazzo;
se il progetto in questione sia stato proposto da un soggetto privato o da autorità pubbliche albanesi e quale sia stato l'iter che ne ha consentito il finanziamento a tasso agevolato ;
quali studi siano stati fatti in ordine all'impatto ambientale conseguente alla costruzione dell'impianto di termovalorizzazione e in relazione all'inquinamento potenziale derivante dalla successiva messa in funzione dello stesso;
se siano allo studio ulteriori ipotesi di finanziamento per progetti analoghi connessi alla cooperazione italiana all'estero, con particolare riferimento ai paesi dell'Est europeo.